Cycling Up

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Proprio dietro casa, un omaggio alla città di Firenze con la direzione creativa e artistica di Simone D’Auria.
“Giocando sul termine Cycling-Up (pedalando verso l’alto) e Up-Cycling (processo di conversione di materiali di scarto o prodotti inutili in nuovi materiali o prodotti di migliore qualità, con garanzia di maggior valore ambientale) è nata l’idea di poter riusare uno dei simboli della vita quotidiana dei fiorentini, le biciclette appunto, in un’installazione che rappresentasse la voglia di riscatto del popolo italiano, quel “guardare verso l’alto”, verso il futuro, sinonimo della capacità di reinventarsi, aspirando al miglioramento e (perchè no?) al successo. Un tappeto verde segnerà il percorso verso il cielo per spettatori e biciclette.”

Firenze in bicicletta

I mondiali di ciclismo sono stati un evento che ha coinvolto tutta la città e a parte le solite critiche sterili, l’evento è riuscito al meglio. Persino io che non seguo il ciclismo mi sono emozionata a vedere qualche gara e mi sono divertita a fotografare le vetrine del centro che si sono vestite per l’occasione.

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n.38 – Assaggiare i necci alla fierucolina di Santo Spirito

Santo_Spirito

Innanzi tutto ho sbagliato fierucolina e sono andata a quella della seconda domenica del mese, che è una specie di mercato dei Ciompi (ma di questo vi parlerò in un’altra occasione) in formato mignon, in secondo luogo vi dico che i necci non li ho assaggiati, non per cattiva volontà, ma perché anche alla fierucolina giusta, quella della terza domenica del mese, non ce n’era nemmeno l’ombra. Ora però, mi sembra doveroso raccontarvi almeno che cosa sono questi necci e, per l’esattezza, necci di Piteglio.
Piteglio è un paesino delle montagne intorno a Pistoia dove pare ci siano ancora parecchi boschi di castagne. Ovviamente gli abitanti di queste zone hanno sempre fatto abbondante uso di farina di castagne, specialmente cotta sotto forma di omelette dello spessore di circa tre, quattro millimetri, i cosidetti “necci”.
Comunque mi sono fatta un bel giretto in entrambi i mercatini perchè se mi date uno spiraglio di sole e quattro bancarelle di quel che vi pare, frutta e verdura, cianfrusaglie, tessuti, antichità vere o presunte, libri usati, insomma quel vi pare, io sono felice. Se poi ci troviamo in una piazza progettata da quel genio di Brunelleschi, il quadro è perfetto anche se il freddo è pungente.
Dal primo mercatino sono tornata con una spilla finto Trifari, mentre dalla seconda, dedicata ai prodotti biologici, sono tornata con un vasetto di dado biologico, ancora da testare, e un sacchetto di biscotti al farro e nocciole senza uova e latticini, che è stato svuotato in un baleno.
Certo ci dovrò tornare per provare olio, formaggi, sughi e naturalmente altri biscotti tutti rigorosamente biologici e a km zero. E poi chissà, magari la prossima volta riesco a trovare questi fantomatici necci.

n.28 – Fare la spesa a San Lorenzo

Ero alla ricerca di cardi perchè volevo provare una ricetta nuova. Il mio fruttivendolo di ficucia ne era sprovvisto, così ho deciso di tentare al mercato centrale di San Lorenzo.
Entro dal primo ingresso che vedo e mi trovo in mezzo a macellai, pescivendoli e qualche formaggiaio. Ok, posso farcela: la struttura è un rettangolo, o forse un quadrato, quindi se percorro in senso orario il perimetro dovrei arrivare prima o poi alla zona dei fruttivendoli. Parto ma dopo pochi secondi già non resisto e mi butto nel mezzo. Accidenti, comprerei di tutto: pane, schiacciata, affettati, sale alle rose o al vino rosso e chissà cos’altro. Cerco di restare concentrata sul mio obiettivo e mi avvicino al primo banco di frutta e verdura che trovo, sebbene mi sembri un po’ piccino. Niente da fare, la signora non ha i cardi e mi manda dalla signora con un banco enorme che sta un po’ più in là. La signora di questo banco mi dice “non li ho, ma non è più stagione”. Resto lì, un po’ perplessa: ma non è gennaio la stagione dei cardi?!? Comunque è molto gentile e mi indica dove tentare nuovamente “lo vede il banco della pizzicheria?”, il mio sguardo perso deve averle fatto intuire subito che non sapevo di cosa stesse parlando, così specifica “il banco là in fondo con le bottiglie”, certo, le bottiglie so cosa sono, “ecco, chieda al banco lì di fronte, se non li ha lui, non li ha nessuno”.
Riparto piena di speranze, ma il banco delle bottiglie fa angolo e c’è un fruttivendolo di fronte a ogni lato. Comincio dal primo, niente, provo col secondo e niente, ma comincia lui a chiedere in giro al posto mio chiamando ad alta voce gli altri fruttivendoli con il tipico accento toscano “Maria, che te tu ce li hai i cardi?”, Maria “No, li è vuoti e non arrivano ancora”. Non so esattamente che cosa significhi, ma di cardi nemmeno l’ombra.
Il signore che ha risolto il mio problema senza costringermi a girare a vuoto mi dice che la stagione è appena iniziata e che forse più avanti li troverò. Ringrazio e sorrido.
I cardi non li ho trovati, ma è stato un bel modo di iniziare la giornata.

Curiosità: la struttura è in stile liberty, un po’ inusuale per Firenze, ma molto bella. Fu progettata da Giuseppe Mengoni, l’architetto che aveva realizzato la galleria Vittorio Emanuele II di Milano.