Storia di un corpo

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I criteri di scelta dei libri da portare in vacanza sono molteplici, in questo caso il colore arancione della copertina è stato un elemento decisivo: mi sembrava si intonasse alla perfezione con la luce di agosto e mai scelta fu più azzeccata.
Avevo già scoperto questo scrittore e ne avevo parlato qui, ma con questo libro mi ha conquistata. “Un romanzo fortemente raccomandato a tutti quelli che hanno un corpo”, ma divieto assoluto per gli schizzinosi.
Pennac riesce a trovare le parole per raccontare la storia di un corpo: un signore della borghesia francese lascia in eredità alla figlia il diario del proprio corpo che ha tenuto dall’età di dodici anni fino alla morte. E’ il racconto intenso di una vita.
“Più lo si analizza, questo corpo moderno, più lo si esibisce, meno esso esiste. Annullato, in misura inversamente proporzionale alla sua esposizione. Di un altro corpo ho tenuto il diario quotidiano; del nostro compagno di viaggio, della nostra macchina per essere.” Come non essere d’accordo?

Parole in prestito: “Vecchia ciabatta, vecchio catorcio, vecchia megera, vecchio bacucco, vecchio rottame, vecchio bavoso, vecchio decrepito, vecchio rimbambito, vecchio porco, vecchio scemo: le parole, la lingua, le espressioni idiomatiche lasciano intuire una qualche difficoltà a entrare nella vecchiaia a cuor leggero. Quando ci entriamo, peraltro? In quale momento diventiamo vecchi?”

Storia di un corpo
di Daniel Pennac
ed. Feltrinelli

Diario di scuola

Diario di scuola

Una lettura obbligatoria per ogni insegnante, dalle elementari in poi, e per ogni genitore con bimbi in età scolare e non.
Daniel Pennac è stato professore di francese ed è uno scrittore di successo, ha vinto il Premio internazionale Grinzane Cavour e nel 2005 è stato insignito della Legion d’onore per le arti e la letteratura. Nessuno, quindi, avrebbe mai sospettato che fosse appartenuto alla categoria dei somari e invece è così, lo racconta con grande passione in questo libro incredibile. Da alunno somaro a professore, con onestà e profondità Pennac ci fa rivivere la sua esperienza restituendoci il peso di angoscia che spesso i somari si portano addosso. Rarissimi sono stati i professori che, facendo realmente il loro mestiere, sono riusciti a salvarlo. Così, tra i ricordi autobiografici emergono riflessioni, mai banali, sulla pedagogia, sull’istituzione scuola e sul bambino nella società contemporanea.
Cosa dobbiamo dunque chiedere agli insegnanti? “Vi chiediamo di aggiungere a tutte le vostre conoscenze l’intuizione dell’ignoranza, e di andare a ripescare i somari, è questo il vostro lavoro!”. Niente più scuse.

Parole in prestito: “Il sapere è anzitutto carnale. Le nostre orecchie e i nostri occhi lo captano, la nostra bocca lo trasmette. Certo, ci viene dai libri, ma i libri escono da noi. Fa rumore, un pensiero, e il piacere di leggere è un retaggio del bisogno di dire.”

Diario di scuola
di Daniel Pennac
Ed. Feltrinelli

 

Expo 58

Espo58

La fascetta recitava “amore e spionaggio nella commedia più scoppiettante dell’anno” e a me era parso invintante, così l’ho preso. Di scoppiettante non c’è nulla, direi una lettura scorrevole, a tratti noiosa, con un colpo di scena finale.
Il protagonista, un giovane impiegato del Central Office of Information di Londra, Thomas Foley, viene mandato a Bruxelles durante l’Exposition universelle et internationale del 1958 per sovrintendere la gestione del pub Britannia nel padiglione inglese. Si ritrova suo malgrado coinvolto in un intrigo internazionale di cui diventa un’inconsapevole pedina.
Una vicenda che non riesce ad appassionare e che lascia un po’ di amaro in bocca.

Expo 58
di Jonathan Coe
Ed. Feltrinelli

I pesci non chiudono gli occhi

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Un uomo torna coi pensieri sulla spiaggia dei suoi dieci anni, “traguardo solenne, per la prima volta si scriveva l’età con doppia cifra” e l’infanzia smette ufficialmente. Non accade nulla, però, perchè il corpo sembra inceppato mentre la testa si precipita avanti.
Leggendo queste poche righe non mi verrebbe il desiderio di leggere questo libro, ma l’autore è Erri De Luca, un vero artigiano della scrittura.
Quando si legge Erri De Luca bisogna restare a guardare perchè il suo modo di usare le parole è imprevisto e imprevedibile, ma non si parli di magia, bensì di un lavoro minuzioso di ricerca. Leggere un suo libro è sempre un’esperienza che vale la pena vivere.

Parole in prestito: “Oggi penso a un tempo finale in comune con una donna, con la quale coincidere come fanno le rime, in fine di parola.”

I pesci non chiudono gli occhi
di Erri De Luca
Ed. Feltrinelli

Non dire notte

Non dire notte

Siamo a Tel Kedar, una piccola città nel deserto del Negev. Dopo sette anni di felice convivenza, Noa e Theo stanno vivendo un momento di forte crisi. I due protagonisti si alternano nel raccontare la storia e le medesime vicende vengono viste prima secondo lo sguardo dell’uno e poi dell’altra.
Questi passaggi sono così credibili in ogni singola parola da far sembrare di essere lì, nella loro testa, di essere loro. Ma sebbene sia magistralmente scritto, l’ho trovato un romanzo faticoso, forse perchè ti fa vivere la crisi tra i due protagonisti.
Amos Oz possiede quel talento unico che è proprio degli scrittori israeliani, riesce a mostrarti ciò che scrive descrivendo dettagli mai inutili e mai superflui.

Parole in prestito: “La poesia è una specie di scintilla intrappolata in un coccio di vetro, perchè le parole sono cocci di vetro.”

Non dire notte
di Amos Oz
ed. Universale Economica Feltrinelli