Un romanzo di formazione

Non mi era ancora capitato di leggere una storia così. E dire che non avevo alcuna intenzione di comprare questo libro, in primo luogo perchè sono schizzinosa e penso che la copertina rigida sia spesso una bella confezione per un contenuto approssimativo, inoltre perchè ho dei pregiudizi nei confronti dei personaggi famosi che pensano di avere qualcosa da dire e di saperlo dire.
Ma allora cosa è successo?
Stava piovendo e dovevo aspettare l’apertura di un negozio, così mi sono infilata in un bar. C’era una televisione enorme, impossibile ignorarla, e mentre aspettavo il mio cappuccino ho sentito Daria Bignardi che parlava del suo libro, diretta e senza fronzoli. Mi ha convinta. Quel pomeriggio l’ho comprato.
C’è qualche piccola forzatura, ma non intacca la delicatezza e l’intensità di questo romanzo. La voce narrante è quella di Arno, marito di Sara, che una mattina deve affrontare un evento per lui quasi surreale: Sara se n’è andata lasciandogli solo un biglietto. Si ritrova a domandarsi chi sia veramente la persona con cui è sposato da anni, con cui ha avuto tre figli, la donna che ha sempre amato.
Inizia così un percorso verso la verità, verso il nucleo profondo della sua relazione con Sara, verso la realtà dei silenzi e dei segreti delle loro vite.
Non vi svelo il finale, ma vi dico che non è affatto scontato.

Parole in prestito: “Sara è sempre stata ostinatamente alla ricerca di qualcosa, come se la vita non le bastasse”.

L’acustica perfetta
di Daria Bignardi
ed. Mondadori

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