Storia di un corpo

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I criteri di scelta dei libri da portare in vacanza sono molteplici, in questo caso il colore arancione della copertina è stato un elemento decisivo: mi sembrava si intonasse alla perfezione con la luce di agosto e mai scelta fu più azzeccata.
Avevo già scoperto questo scrittore e ne avevo parlato qui, ma con questo libro mi ha conquistata. “Un romanzo fortemente raccomandato a tutti quelli che hanno un corpo”, ma divieto assoluto per gli schizzinosi.
Pennac riesce a trovare le parole per raccontare la storia di un corpo: un signore della borghesia francese lascia in eredità alla figlia il diario del proprio corpo che ha tenuto dall’età di dodici anni fino alla morte. E’ il racconto intenso di una vita.
“Più lo si analizza, questo corpo moderno, più lo si esibisce, meno esso esiste. Annullato, in misura inversamente proporzionale alla sua esposizione. Di un altro corpo ho tenuto il diario quotidiano; del nostro compagno di viaggio, della nostra macchina per essere.” Come non essere d’accordo?

Parole in prestito: “Vecchia ciabatta, vecchio catorcio, vecchia megera, vecchio bacucco, vecchio rottame, vecchio bavoso, vecchio decrepito, vecchio rimbambito, vecchio porco, vecchio scemo: le parole, la lingua, le espressioni idiomatiche lasciano intuire una qualche difficoltà a entrare nella vecchiaia a cuor leggero. Quando ci entriamo, peraltro? In quale momento diventiamo vecchi?”

Storia di un corpo
di Daniel Pennac
ed. Feltrinelli

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