Un romanzo di formazione

Non mi era ancora capitato di leggere una storia così. E dire che non avevo alcuna intenzione di comprare questo libro, in primo luogo perchè sono schizzinosa e penso che la copertina rigida sia spesso una bella confezione per un contenuto approssimativo, inoltre perchè ho dei pregiudizi nei confronti dei personaggi famosi che pensano di avere qualcosa da dire e di saperlo dire.
Ma allora cosa è successo?
Stava piovendo e dovevo aspettare l’apertura di un negozio, così mi sono infilata in un bar. C’era una televisione enorme, impossibile ignorarla, e mentre aspettavo il mio cappuccino ho sentito Daria Bignardi che parlava del suo libro, diretta e senza fronzoli. Mi ha convinta. Quel pomeriggio l’ho comprato.
C’è qualche piccola forzatura, ma non intacca la delicatezza e l’intensità di questo romanzo. La voce narrante è quella di Arno, marito di Sara, che una mattina deve affrontare un evento per lui quasi surreale: Sara se n’è andata lasciandogli solo un biglietto. Si ritrova a domandarsi chi sia veramente la persona con cui è sposato da anni, con cui ha avuto tre figli, la donna che ha sempre amato.
Inizia così un percorso verso la verità, verso il nucleo profondo della sua relazione con Sara, verso la realtà dei silenzi e dei segreti delle loro vite.
Non vi svelo il finale, ma vi dico che non è affatto scontato.

Parole in prestito: “Sara è sempre stata ostinatamente alla ricerca di qualcosa, come se la vita non le bastasse”.

L’acustica perfetta
di Daria Bignardi
ed. Mondadori

E’ la stagione perfetta per

una bella zuppa calda. Questa volta ho provato le lenticchie ed è piaciuta proprio a tutti.
La ricetta prevede anche i gamberi, ma non sono necessari.
L’ho trovata sul foglio strappato di chi sa quale rivista e chi sa da quanto tempo è lì che aspetta, comunque mi ispirava e così l’ho provata. Be’, se ve la regalo è perchè è stata promossa.

Crema di lenticchie e gamberetti

Ingredients
  • 200 g di lenticchie secche
  • 1 carota
  • 1 scalogno
  • 1 gambo di sedano
  • 1 l di brodo vegetale
  • 300 g di code di gamberetti sgusciate e lessate
  • 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
  • 2-3 foglie di alloro
  • olio
  • sale e pepe
Instructions
  1. Lasciate in ammollo le lenticchie per almeno 6 ore.
  2. Fate rosolare in due cucchiai d’olio la carota, il sedano e lo scalogno tritati.
  3. Unite le lenticchie scolate e sciacquate, poi un cucchiaio di concentrato di pomodoro, una folgio di alloro e coprite con il brodo. Lasciate cuocere per 45 minuti. (Se vi fermate qui avrete una zuppa di lenticchie squisita, ma se volete finire la ricetta proseguite pure.)
  4. Scaldate due cucchiai di olio con le altre 2 foglie di alloro spezzettate e lasciate in infusione.
  5. Tenete da parte qualche coda di gamberetto intera e tritate le altre.
  6. Frullate le lenticchie fino a farne una crema omogenea.
  7. Unite le code di gamberetto tritate e l’olio aromatizzato.
  8. Servite la crema decorando ogni piatto con le code di gamberetto intere.

Ancora un giallo straordinario

Dopo Betibù non ho saputo resistere e ho preso anche quest’altro libro della Piñeiro. Le attese non sono state deluse.
E’ stato definito uno “straordinario thriller di crimini in famiglia dalle atmosfere hitchcockiane”. Non so dirvi se le atmosfere siano hitchcockiane o meno, ma che sia un thriller mozzafiato è certo. La narrazione colma di suspense e lo stile agile ti rapiscono già dalle prime righe, gli avvenimenti si susseguono incalzanti con sorprendenti colpi di scena. Inutile resistere, tanto vale leggerlo d’un fiato.

Tua
di Caludia Piñeiro
ed. Universale Economica Feltrinelli

n.28 – Fare la spesa a San Lorenzo

Ero alla ricerca di cardi perchè volevo provare una ricetta nuova. Il mio fruttivendolo di ficucia ne era sprovvisto, così ho deciso di tentare al mercato centrale di San Lorenzo.
Entro dal primo ingresso che vedo e mi trovo in mezzo a macellai, pescivendoli e qualche formaggiaio. Ok, posso farcela: la struttura è un rettangolo, o forse un quadrato, quindi se percorro in senso orario il perimetro dovrei arrivare prima o poi alla zona dei fruttivendoli. Parto ma dopo pochi secondi già non resisto e mi butto nel mezzo. Accidenti, comprerei di tutto: pane, schiacciata, affettati, sale alle rose o al vino rosso e chissà cos’altro. Cerco di restare concentrata sul mio obiettivo e mi avvicino al primo banco di frutta e verdura che trovo, sebbene mi sembri un po’ piccino. Niente da fare, la signora non ha i cardi e mi manda dalla signora con un banco enorme che sta un po’ più in là. La signora di questo banco mi dice “non li ho, ma non è più stagione”. Resto lì, un po’ perplessa: ma non è gennaio la stagione dei cardi?!? Comunque è molto gentile e mi indica dove tentare nuovamente “lo vede il banco della pizzicheria?”, il mio sguardo perso deve averle fatto intuire subito che non sapevo di cosa stesse parlando, così specifica “il banco là in fondo con le bottiglie”, certo, le bottiglie so cosa sono, “ecco, chieda al banco lì di fronte, se non li ha lui, non li ha nessuno”.
Riparto piena di speranze, ma il banco delle bottiglie fa angolo e c’è un fruttivendolo di fronte a ogni lato. Comincio dal primo, niente, provo col secondo e niente, ma comincia lui a chiedere in giro al posto mio chiamando ad alta voce gli altri fruttivendoli con il tipico accento toscano “Maria, che te tu ce li hai i cardi?”, Maria “No, li è vuoti e non arrivano ancora”. Non so esattamente che cosa significhi, ma di cardi nemmeno l’ombra.
Il signore che ha risolto il mio problema senza costringermi a girare a vuoto mi dice che la stagione è appena iniziata e che forse più avanti li troverò. Ringrazio e sorrido.
I cardi non li ho trovati, ma è stato un bel modo di iniziare la giornata.

Curiosità: la struttura è in stile liberty, un po’ inusuale per Firenze, ma molto bella. Fu progettata da Giuseppe Mengoni, l’architetto che aveva realizzato la galleria Vittorio Emanuele II di Milano.

Betibù

Claudia Piñeiro sa scrivere e leggerla è un piacere.
Betibù è un giallo, meglio, una commedia nera: Pedro Chazarreta viene assassinato nella sua lussuosa villa de La Maravillosa, un quartiere chiuso e controllato da guardiani con severe misure di sicurezza. Inizialmente si presume un suicidio, ma i dubbi sono molti.
Parallelamente alla polizia vengono chiamati a indagare Nurit Iscar, detta Betibù, famosa scrittrice di gialli e un giovane cronista piuttosto inesperto, ma assai pratico di Google come ogni giovane che si rispetti. Decide di aiutarli Jaime Brena, un altro giornalista di grande esperienza, ma messo da parte perchè scomodo.
Questo strano terzetto riesce a svelare il mistero dell’omicidio e tutto ciò che c’è dietro.
La storia incalza e diverte. E’ proprio uno di quei libri che quando finiscono, ti dispiace un sacco.

Parole in prestito: “…i maschi da piccoli piangono più delle femmine…Sarà per questo, per compensare, che da grandi le donne piangono tanto e noi no? dice lui. Tu non piangi mai? chiede lei, cosa fanno gli uomini quando stanno male? Zapping, ci sdraiamo sul letto e facciamo zapping.”

Betibù
di Claudia Piñeiro
ed. Feltrinelli