n.38 – Assaggiare i necci alla fierucolina di Santo Spirito

Santo_Spirito

Innanzi tutto ho sbagliato fierucolina e sono andata a quella della seconda domenica del mese, che è una specie di mercato dei Ciompi (ma di questo vi parlerò in un’altra occasione) in formato mignon, in secondo luogo vi dico che i necci non li ho assaggiati, non per cattiva volontà, ma perché anche alla fierucolina giusta, quella della terza domenica del mese, non ce n’era nemmeno l’ombra. Ora però, mi sembra doveroso raccontarvi almeno che cosa sono questi necci e, per l’esattezza, necci di Piteglio.
Piteglio è un paesino delle montagne intorno a Pistoia dove pare ci siano ancora parecchi boschi di castagne. Ovviamente gli abitanti di queste zone hanno sempre fatto abbondante uso di farina di castagne, specialmente cotta sotto forma di omelette dello spessore di circa tre, quattro millimetri, i cosidetti “necci”.
Comunque mi sono fatta un bel giretto in entrambi i mercatini perchè se mi date uno spiraglio di sole e quattro bancarelle di quel che vi pare, frutta e verdura, cianfrusaglie, tessuti, antichità vere o presunte, libri usati, insomma quel vi pare, io sono felice. Se poi ci troviamo in una piazza progettata da quel genio di Brunelleschi, il quadro è perfetto anche se il freddo è pungente.
Dal primo mercatino sono tornata con una spilla finto Trifari, mentre dalla seconda, dedicata ai prodotti biologici, sono tornata con un vasetto di dado biologico, ancora da testare, e un sacchetto di biscotti al farro e nocciole senza uova e latticini, che è stato svuotato in un baleno.
Certo ci dovrò tornare per provare olio, formaggi, sughi e naturalmente altri biscotti tutti rigorosamente biologici e a km zero. E poi chissà, magari la prossima volta riesco a trovare questi fantomatici necci.

n.46 – Chi era Bianca Cappello?

Palazzo_Bianca_Cappello

Ci troviamo in Oltrarno, in via Maggio 26, e un cartello marrone porta la dicitura “palazzo di Bianca Cappello”. Ma chi è questa signora? Dovremmo saperlo? Diciamo che a non saperlo ci perdiamo una delle storie più avvincenti del Rinascimento, non a caso nel Cinquencento la storia che la riguarda corre di bocca in bocca, un vero gossip, altro che quelli attuali!
Bianca, figlia di nobili veneziani, scappa da Venenzia e arriva a Firenze con Pietro Bonaventuri, un giovane scapestrato, lo sposa e nel giro di pochissimo tempo si ritrova a condurre una vita modesta perchè il suddetto sposo ha “bruciato” tutti i gioielli della dote.
Ma è qui che comincia la vera storia: il granduca Francesco I si innamora perdutamente di lei e, ovviamente, le concede qualsiasi cosa, perfino un palazzo edificato dall’architetto Bernardo Buontalenti, vicinissimo alla reggia di Pitti. Nonostante il matrimonio con Giovanna d’Austria, Francesco continua la sua relazione con Bianca, suo grande amore.
Nel 1572, in circostanze misteriose, il marito di Bianca viene assassinato in strada e sono in molti a sospettare il coinvolgimento del Granduca Francesco, altri invece, sospettano del fratello di lui, il cardinale Ferdinando, preoccupato per il disonore che la liaison getta sulla famiglia.
Bianca non è amata dai fiorentini e aspramente osteggiata dalla famiglia Medici, soprattutto dal potente Ferdinando, e lei sa che un’eventuale morte di Francesco l’avrebbe fatta bandire da corte senza nessuno scrupolo. Ma la sorte decide diversamente: nel 1578 muore Giovanna d’Austria e i due amanti hanno finalmente la possibilità di coronare il loro sogno. Il 5 giugno dello stesso anno, ad appena due mesi dalla morte di Giovanna, si sposano con una cerimonia segreta. Il matrimonio verrà reso pubblico solo l’anno successivo.
E vissero felici e contenti? Sì, ma la morte fu tragica. Nel 1587 i granduchi sono nella loro villa di Poggio a Caiano e Ferdinando è loro ospite.
La sera dell’8 ottobre Francesco si mette a letto e poco dopo anche Bianca, accusando entrambi febbre elevata con episodi di vomito e dopo undici giorni di atroci dolori muoiono, senza che l’uno sappia dell’altra.
A Firenze tutti sospettano di Ferdinando, leggitimo erede di Francesco, ma il cardinale per fugare ogni dubbio ordina una pubblica autopsia e i medici, guarda un po’, dichiarano “malaria perniciosa”.
In tempi recentissimi alcuni studiosi, dopo attente analisi di dna e quant’altro, hanno dichiarato che la morte avvenne per avvelenamento da arsenico, ma la questione è ancora aperta perchè altri studi del 2009 confermerebbero la morte per malaria.
Per ora possiamo ancora credere alla tesi che ci intriga di più.

Immaginatevi quanto può avermi affascinata questa storia raccontata da un’attrice che impersonava Bianca Cappello mentre visitavo il corridoio vasariano. Ma questa è la storia n.11 e ve la racconto un’altra volta.

n.28 – Fare la spesa a San Lorenzo

Ero alla ricerca di cardi perchè volevo provare una ricetta nuova. Il mio fruttivendolo di ficucia ne era sprovvisto, così ho deciso di tentare al mercato centrale di San Lorenzo.
Entro dal primo ingresso che vedo e mi trovo in mezzo a macellai, pescivendoli e qualche formaggiaio. Ok, posso farcela: la struttura è un rettangolo, o forse un quadrato, quindi se percorro in senso orario il perimetro dovrei arrivare prima o poi alla zona dei fruttivendoli. Parto ma dopo pochi secondi già non resisto e mi butto nel mezzo. Accidenti, comprerei di tutto: pane, schiacciata, affettati, sale alle rose o al vino rosso e chissà cos’altro. Cerco di restare concentrata sul mio obiettivo e mi avvicino al primo banco di frutta e verdura che trovo, sebbene mi sembri un po’ piccino. Niente da fare, la signora non ha i cardi e mi manda dalla signora con un banco enorme che sta un po’ più in là. La signora di questo banco mi dice “non li ho, ma non è più stagione”. Resto lì, un po’ perplessa: ma non è gennaio la stagione dei cardi?!? Comunque è molto gentile e mi indica dove tentare nuovamente “lo vede il banco della pizzicheria?”, il mio sguardo perso deve averle fatto intuire subito che non sapevo di cosa stesse parlando, così specifica “il banco là in fondo con le bottiglie”, certo, le bottiglie so cosa sono, “ecco, chieda al banco lì di fronte, se non li ha lui, non li ha nessuno”.
Riparto piena di speranze, ma il banco delle bottiglie fa angolo e c’è un fruttivendolo di fronte a ogni lato. Comincio dal primo, niente, provo col secondo e niente, ma comincia lui a chiedere in giro al posto mio chiamando ad alta voce gli altri fruttivendoli con il tipico accento toscano “Maria, che te tu ce li hai i cardi?”, Maria “No, li è vuoti e non arrivano ancora”. Non so esattamente che cosa significhi, ma di cardi nemmeno l’ombra.
Il signore che ha risolto il mio problema senza costringermi a girare a vuoto mi dice che la stagione è appena iniziata e che forse più avanti li troverò. Ringrazio e sorrido.
I cardi non li ho trovati, ma è stato un bel modo di iniziare la giornata.

Curiosità: la struttura è in stile liberty, un po’ inusuale per Firenze, ma molto bella. Fu progettata da Giuseppe Mengoni, l’architetto che aveva realizzato la galleria Vittorio Emanuele II di Milano.

Aspettando la schiacciata dolce

Il vero nome è in realtà “schiacciata fiorentina” ed è un dolce tipico di carnevale, periodo in cui la si trova un po’ dovunque, dalle pasticcerie ai fornai. E’ una sorta di pan di spagna bassino, ma, e qui c’è un “ma” grosso come una casa, la Gelateria dei Neri (nella mia personale top ten delle gelaterie fiorentine questa è al primo posto) la propone farcita con un crema chantilly da urlo. L’aspettiamo per tutto l’anno e quando “arriva l’Epifania che tutte le feste si porta via”, noi sappiamo che a consolarci arriva lei.
Oggi siamo passati davanti alla suddetta gelateria e abbiamo visto in vetrina dei piccoli pandori farciti con la stessa crema…secondo voi potevamo non portarcene uno a casa?
Bisognava pur provvedere alla merenda!

n.52 – Omaggiare la città del giglio in pasticceria

Al numero 52 della lista “101 cose da fare a Firenze almeno una volta nella vita” (Newton Compton Editori) c’è lei, la torta Iris.
Chiaramente il nome è un omaggio al simbolo della città, ma la ricetta rimane un segreto. Un cubo dalla consistenza morbida e dal colore ambrato, totalmente ricoperto di glassa bianca di zucchero.
La torta si trova solo nella pasticceria Gualtieri, in via Senese, appena fuori Porta Romana: una discreta camminata, partendo dal centro, che viene comunque ripagata.
E’ una torta dal sapore particolare, io la consiglio per uscire dai soliti itinerari del gusto.
Curiosità: nel 2007 la maison Prada ha inviato questo dolce ai suoi clienti più importanti come campagna promozionale del suo profumo Infusion d’Iris.