Storia di un corpo

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I criteri di scelta dei libri da portare in vacanza sono molteplici, in questo caso il colore arancione della copertina è stato un elemento decisivo: mi sembrava si intonasse alla perfezione con la luce di agosto e mai scelta fu più azzeccata.
Avevo già scoperto questo scrittore e ne avevo parlato qui, ma con questo libro mi ha conquistata. “Un romanzo fortemente raccomandato a tutti quelli che hanno un corpo”, ma divieto assoluto per gli schizzinosi.
Pennac riesce a trovare le parole per raccontare la storia di un corpo: un signore della borghesia francese lascia in eredità alla figlia il diario del proprio corpo che ha tenuto dall’età di dodici anni fino alla morte. E’ il racconto intenso di una vita.
“Più lo si analizza, questo corpo moderno, più lo si esibisce, meno esso esiste. Annullato, in misura inversamente proporzionale alla sua esposizione. Di un altro corpo ho tenuto il diario quotidiano; del nostro compagno di viaggio, della nostra macchina per essere.” Come non essere d’accordo?

Parole in prestito: “Vecchia ciabatta, vecchio catorcio, vecchia megera, vecchio bacucco, vecchio rottame, vecchio bavoso, vecchio decrepito, vecchio rimbambito, vecchio porco, vecchio scemo: le parole, la lingua, le espressioni idiomatiche lasciano intuire una qualche difficoltà a entrare nella vecchiaia a cuor leggero. Quando ci entriamo, peraltro? In quale momento diventiamo vecchi?”

Storia di un corpo
di Daniel Pennac
ed. Feltrinelli

Un amore di zitella

Un_amore_di_zitella

Una lettura gradevole, ma non indispensabile. Un libro che non lascia traccia, se non il piacere nel momento della lettura. Sembra quasi un esercizio di stile in cui l’autore intreccia con grande maestria le storie dei personaggi maggiori e minori e dove la comicità si alterna ad un velo di malinconia. Insomma un libro piacevole, non impegnativo, che ri è rivelato perfetto sotto l’ombrellone.

Un amore di zitella
di Andrea Vitali
Ed. Garzanti

Igiene dell’assassino

Igiene_dell_assassino

Pretextat Tach, premio Nobel per la letteratura, anziano e malato terminale di cancro, è famoso per la sua misantropia, ma finalmente ha deciso di lasciarsi intervistare.
Con una logica perfida distruggerà i primi quattro giornalisti che si faranno avanti, ma la quinta, unica donna, riuscirà a trasformare l’incontro in uno scontro con un finale davvero a sorpresa.
Ci ho messo un po’ a ingranare, quasi non mi sembrava la Nothomb, poi è scattato qualcosa e la lettura è partita a pieno ritmo. Amelie Nothomb mi piace molto, ma inserisco questa opera in fondo alla mia persoanle classifica dei suoi libri.

Parole in prestito: “La scrittura comincia là dove si ferma la parola, ed è un grande mistero il passaggio dall’indicibile al dicibile.”

Igiene dell’assassino
di Amelie Nothomb
ed. Guanda

Fai bei sogni

Fai bei sogni

Premetto che Gramellini come giornalista mi piace, apprezzo la sua ironia e il suo stile, ma questo libro non mi ha conquistata. Apprezzo l’intento di volersi mettere a nudo con onestà, ma arrivata alla fine ho avuto la sensazione che alcuni passaggi siano stati taciuti e che la storia sia stata raccontata in superficie. Una contraddizione.
Condivido le conclusioni a cui giunge, ma è il percorso per arrivarci che non è raccontato e a volte sembra che certe conquiste siano arrivate così, all’improvviso e non siano invece il frutto di un lungo peregrinare dentro se stessi e di un continuo confronto con ciò che la vita offre.
Mi è tornato in mente “Le parole per dirlo” di Marie Cardinal, libro che ricordo ancora intensamente dopo quindici anni, forse perchè l’autrice non si è nascosta e ha raccontato senza censure il suo toccare il fondo e la strada della risalita, della rinascita nella consapevolezza.
Anche Gramellini usa un linguaggio diretto, semplice, ma la differenza sta lì, nelle censure, nel non detto, e alla fine il libro non convince.

Parole in prestito: “Io amavo il greco, danza di dei, e soffrivo il latino, marcia di soldati.”

Fai bei sogni
di Massimo Gramellini
Ed. Longanesi

Diario di scuola

Diario di scuola

Una lettura obbligatoria per ogni insegnante, dalle elementari in poi, e per ogni genitore con bimbi in età scolare e non.
Daniel Pennac è stato professore di francese ed è uno scrittore di successo, ha vinto il Premio internazionale Grinzane Cavour e nel 2005 è stato insignito della Legion d’onore per le arti e la letteratura. Nessuno, quindi, avrebbe mai sospettato che fosse appartenuto alla categoria dei somari e invece è così, lo racconta con grande passione in questo libro incredibile. Da alunno somaro a professore, con onestà e profondità Pennac ci fa rivivere la sua esperienza restituendoci il peso di angoscia che spesso i somari si portano addosso. Rarissimi sono stati i professori che, facendo realmente il loro mestiere, sono riusciti a salvarlo. Così, tra i ricordi autobiografici emergono riflessioni, mai banali, sulla pedagogia, sull’istituzione scuola e sul bambino nella società contemporanea.
Cosa dobbiamo dunque chiedere agli insegnanti? “Vi chiediamo di aggiungere a tutte le vostre conoscenze l’intuizione dell’ignoranza, e di andare a ripescare i somari, è questo il vostro lavoro!”. Niente più scuse.

Parole in prestito: “Il sapere è anzitutto carnale. Le nostre orecchie e i nostri occhi lo captano, la nostra bocca lo trasmette. Certo, ci viene dai libri, ma i libri escono da noi. Fa rumore, un pensiero, e il piacere di leggere è un retaggio del bisogno di dire.”

Diario di scuola
di Daniel Pennac
Ed. Feltrinelli